Il Giuramento Delle Terre Alte

scritto da Taby-Saby
Scritto 4 mesi fa • Pubblicato 16 ore fa • Revisionato 16 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Taby-Saby
Autore del testo Taby-Saby

Testo: Il Giuramento Delle Terre Alte
di Taby-Saby

Il crepuscolo scendeva come un sudario grigio sulle vette frastagliate della catena del Drago, mentre Valerius stringeva le redini del suo destriero con una fermezza che nascondeva il tremore della stanchezza estrema.

Accoccolato davanti a lui, avvolto in una spessa pelliccia di lupo che puzzava di fumo e di pioggia, c'era il piccolo Elian, l'ultimo della stirpe dei Valeriani, l'unico sopravvissuto al massacro che aveva tinto di rosso le sale del Palazzo di Cristallo.

Nello zaino di cuoio legato al arcione, il peso del medaglione d'oro e della pergamena reale sembrava farsi ogni ora più insopportabile, non per la massa fisica degli oggetti, ma per il destino di un intero popolo che essi rappresentavano.

Dietro di loro, nel silenzio innaturale della foresta di pini, il rumore ritmico e minaccioso di zoccoli pesanti annunciava l'avvicinarsi dei Corvi Neri, una banda di mercenari e banditi senza onore che avevano venduto la loro lealtà agli usurpatori per una manciata di monete d'oro.

Valerius sapeva che non avrebbero mai smesso di inseguirli; per i banditi, la testa del bambino valeva più di un intero forziere di gioielli, poiché la sua morte avrebbe reciso per sempre il filo della legittimità.

Il vecchio guerriero guardò il profilo del bambino, che dormiva di un sonno agitato, e sentì una fitta di dolore al fianco dove una vecchia ferita di guerra aveva ripreso a pulsare sotto il freddo pungente. Non c'era spazio per la debolezza. Ogni respiro doveva essere calcolato, ogni battito del cuore dedicato alla protezione di quel piccolo seme di speranza.

Quando la luna sorse, illuminando d'argento il sentiero scosceso, Valerius decise di deviare verso la Gola del Passaggio Stretto, un luogo dove la leggenda diceva che gli antichi re avessero respinto eserciti interi. Era una trappola mortale per chi non conosceva i segreti della roccia, ma era anche l'unica possibilità di sopravvivenza contro un nemico numericamente superiore.

Mentre salivano, il respiro del cavallo si faceva più pesante, una nuvola di vapore che si dissolveva nell'aria gelida. Improvvisamente, un urlo lacerò la notte: i banditi avevano avvistato la loro preda. Le torce dei predoni apparvero tra gli alberi sottostanti come occhi di fuoco affamati.

Valerius spronò l'animale un'ultima volta, raggiungendo un piccolo spiazzo protetto da una parete di granito. Scese agilmente, prese Elian tra le braccia e lo depose in una piccola grotta naturale, nascosta dietro una cascata di edera gelata. Gli sussurrò parole di conforto, promettendogli che il mattino avrebbe portato la luce e la salvezza, anche se nel profondo del cuore sentiva l'ombra della fine avvicinarsi.

Si voltò verso il sentiero, sguainando la sua spada, una lama d'acciaio brunito che aveva visto mille battaglie e che ora si preparava all'ultima danza.

I banditi arrivarono come un'ondata di fango e violenza; il loro capo, un uomo mastodontico con una cicatrice che gli divideva il volto, rise vedendo il vecchio guerriero solo contro dieci. Ma Valerius non era solo; con lui c'erano i fantasmi dei suoi antenati, l'onore di un giuramento prestato davanti agli dei e la disperata necessità di proteggere l'innocenza.

Il primo scontro fu un urto di metallo contro metallo che fece tremare le pareti della gola. Valerius si muoveva con una precisione letale, ogni suo fendente era il risultato di decenni di addestramento, una risposta istintiva alla brutalità dei suoi avversari.

Il sangue iniziò a bagnare la neve fresca, un contrasto violento tra il bianco candido e il rosso cupo della vita che scorre via. Un bandito cercò di aggirarlo per raggiungere la grotta, ma Valerius, con un ruggito che sembrava provenire dalle viscere della terra, lo intercettò, trapassandolo da parte a parte.

La fatica iniziò a pesare sulle sue membra come piombo fuso, la vista gli si appannava per il sudore e il freddo, ma ogni volta che guardava verso il nascondiglio del bambino, una nuova scarica di adrenalina gli infiammava i muscoli.

Il capo dei banditi, spazientito dalla resistenza di quell'uomo che sembrava immortale, scese da cavallo e avanzò con una pesante ascia bipenne. Lo scontro finale fu un duello di volontà pura. L'ascia colpiva con la forza di un fulmine, frantumando la roccia dove Valerius si scostava all'ultimo istante.

Il guerriero attendeva il momento giusto, il singolo errore che ogni uomo commette quando è accecato dall'ira. E l'errore arrivò. Il bandito sollevò l'ascia troppo in alto, scoprendo il fianco per un millesimo di secondo. La spada di Valerius scattò come una vipera, trovando il varco tra le piastre dell'armatura e ponendo fine alla minaccia.

Gli altri banditi, vedendo cadere il loro capo, furono colti da un terrore ancestrale; fuggirono nell'oscurità, convinti di aver combattuto contro uno spirito della montagna piuttosto che contro un uomo.

Valerius rimase immobile, appoggiato alla parete di roccia, mentre il silenzio tornava a regnare sovrano, interrotto solo dal respiro affannoso del suo cavallo.

Le prime luci dell'alba iniziarono a filtrare tra le cime, tingendo il cielo di rosa e oro. Elian uscì dal suo nascondiglio, correndo verso l'uomo che era diventato il suo scudo contro il mondo. Valerius lo accolse con un sorriso stanco, pulendo la lama sul mantello prima di rinfoderarla.

Non c'erano tesori da reclamare, solo la prosecuzione di una storia che non si era spezzata. Insieme, l'uomo e il bambino ripresero il cammino verso le terre del sud, dove gli alleati della corona ancora attendevano un segno. Camminavano lentamente, ma con una determinazione che nessuna spada avrebbe mai potuto scalfire.

L'eredità non era fatta di oro o di pergamene, ma del coraggio di chi restava in piedi quando tutto il resto era crollato, e della speranza che, un giorno, quel bambino sarebbe diventato il re di cui il mondo aveva disperatamente bisogno.

La strada era ancora lunga e piena di pericoli, ma per quella notte, la giustizia aveva trionfato sulla bramosia e il futuro era stato strappato dalle grinfie dell'oblio.

Il Giuramento Delle Terre Alte testo di Taby-Saby
2